Più giochi più lavi: profumo di pulito by mafia s.p.a

Nell’ambito del lavoro condotto dall’Osservatorio di Libera Piemonte, abbiamo intervistato il Prof. Ranieri Razzante, esperto di antiriciclaggio nel settore antimafia, per capire meglio i meccanismi con sui s’immette nel circuito “legale” il denaro ottenuto con estorsioni e usura. Vorremmo capire in particolare le cause che hanno reso il settore dei giochi d’azzardo legali, in crescita esponenziale negli ultimi anni, la terza “industria” di un Paese in forte crisi come l’Italia.

Tra le numerose attività, Razzante è docente di Legislazione Antiriciclaggio presso la Scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza e docente di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università di Firenze, nonché consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e membro dell’Osservatorio socio economico del CNEL sulla criminalità. Di recente ha pubblicato “La regolamentazione antiriciclaggio in Italia” (II ed., agg. 2011; ed. Giappichelli).

•         Può darci una definizione del reato di riciclaggio e dei suoi elementi essenziali?

Si tratta di un reato complesso, costituito da più condotte, sostanzialmente riassumibili nell’utilizzo di sistemi ed operazioni lecite (finanziarie, commerciali, societarie) per impiegare ricchezze provenienti da delitto. Elementi essenziali sono la presenza di un terzo rispetto a colui che ha commesso il delitto a monte, che si presti a porre in essere operazioni lecite con il denaro sporco; ovviamente questo “terzo riciclatore” dovrà essere una persona al di sopra di ogni sospetto. Il reato è talmente particolare che si realizza con un semplice deposito in banca, senza che quest’ultimo dia necessariamente un rendimento al depositante.

•         Perché le mafie non possono fare a meno di ricorrere al riciclaggio?

Perché devono smistare sul mercato legale le ricchezze ottenute dai traffici illeciti, affinché queste possano divenire spendibili ed utilizzabili per il mantenimento e la progressione dell’associazione mafiosa.

•         Quali sono i fondamenti costituzionali e internazionali su cui si basa l’attività di contrasto a tale fenomeno?

Innanzitutto il riciclaggio viola il principio costituzionale della libera iniziativa di impresa (art. 41), poiché è evidente la riduzione della concorrenza e delle stesse possibilità di accesso al mercato per le imprese sane. A livello internazionale, invece, i principi ONU contro il crimine e il terrorismo internazionali, le convenzioni e le direttive europee (risalenti ai primi anni ‘90 e rinnovate nel tempo) e lo stesso trattato UE prevedono il contrasto ai crimini finanziari, al terrorismo e alla circolazione di ricchezza illecita.

•         Nel numero de L’Espresso del 26 maggio 2011, contenente anche una sua intervista, si fa riferimento all’ipotesi, sostenuta da vari analisti del settore, secondo cui le cifre relative al fatturato dei giochi siano “gonfiate” dall’immissione di capitali provenienti dall’economia sommersa, in tal modo ripuliti: è d’accordo e perché? Può stimare l’ampiezza del fenomeno e dirci come esso si ripercuote sull’economia del Paese?

Il settore del gioco, come autorevolmente indicato nell’ultima Relazione del Procuratore nazionale antimafia, è indubbiamente una delle più recenti modalità di infiltrazione criminale nell’economia. Vi si mescolano riciclaggio e usura; il primo attraverso i pagamenti sulle giocate legali oppure le stesse giocate regolari effettuate con denaro di provenienza illecita. L’usura invece interessa i giocatori incalliti che si fanno debiti di gioco e entrano nella spirale del credito per ripianare le perdite. Senza dire che molti esercenti vengono letteralmente taglieggiati affinché modifichino le macchinette distribuite dai Monopoli di Stato oppure perché si prestino a segnalare i vincitori di lotterie anche nazionali, in modo che questi vengano avvicinati dai criminali che propongono loro lucrosi investimenti nel gioco. Il fatturato non è stimabile, ma è indubbio che il volume delle entrate derivanti allo stato dalle giocate possa essere influenzato anche da quelle illegali.

 

•         Può farci alcuni esempi, come quello riportato nel suddetto articolo (le ricevitorie che trattengono i biglietti vincenti per rivenderli alla malavita), delle modalità più comuni con cui le tangenti e, in generale, il denaro di provenienza illecita, vengono ripuliti, in particolare nel settore del gioco legale?

Come dicevo poc’anzi, molte sale giochi pagano le vincite con disponibilità finanziarie provenienti da attività illecite, intascando nel frattempo denaro pulito che viene proprio da chi esercita il diritto di partecipare ai giochi consentiti dalla legge. In questo comparto, il settore senz’altro più esposto è quello dei giochi on line, come ci dicono altresì le ultime inchieste non solo in Italia. Altra forma è quella delle giocate in contanti ai casinò attraverso ripetuti cambi di fiche per importi singolarmente modesti, fatti da più persone collegate tra di loro. Se poi si riesce ad alterare i meccanismi di gioco, la vincita di somme diventa ulteriore vantaggio conseguito dal riciclatore. Senza dire poi dell’acquisto o costituzione di intere catene di sale giochi con denaro sporco, e attraverso le quali lo stesso denaro si farà circolare con i meccanismi cui ho già accennato.

 

•         Il Procuratore Piero Grasso, all’indomani dello scandalo sulle scommesse calcistiche, ha confermato che il settore dei giochi è la nuova frontiera del reinvestimento di denari illeciti, perché consente alle mafie di conseguire alti margini di profitti a fronte di bassi rischi. Considerata la sua esperienza e competenza, quali sono le misure (legislative e non) necessarie per contrastare questo fenomeno?

Innanzitutto maggiori obblighi di rendicontazione delle società calcistiche, assoggettandole magari alla disciplina antiriciclaggio. Introdurre per esse e per tutti i gestori di attività di gioco la tracciabilità obbligatoria dei flussi delle giocate su conti dedicati accesi presso la tesoreria statale. Va salutato con favore, a mio avviso, il cd. “legge di stabilità 2010” con la quale si sono introdotti requisiti più stringenti per l’accesso alle concessioni sui giochi autorizzati e gestiti dai monopoli di stato: strategica è la mappatura delle compagini societarie dei concessionari, unitamente alla previsione di capitali minimi e garanzie fideiussiorie per l’esercizio dell’attività.

•         Poc’anzi citava il settore dei giochi online come fronte strategico del riciclaggio. Perché? In che modo contrastarlo, tenendo conto delle esigenze di privacy degli utenti e del facile aggiramento delle normative nazionali?

Come ribadisce la relazione appena discussa in Commissione antimafia e predisposta dal comitato istituito sul tema, il gioco on line è assoggettato ancora d una disciplina meno rigorosa a livello internazionale, soprattutto in ragione del fatto che internet è una piattaforma meno controllabile di un insediamento fisico di gioco. Essendo il gioco stesso un diritto di ciascuno, anche se non costituzionalmente garantito, non si può impedire ad un giocatore sia di andare in una ricevitoria, sia di operare online con carte di credito nell’accesso ai siti dedicati. Va segnalato che sul sito istituzionale dei Monopoli di Stato è presente una lista di siti oscurati dalle nostre autorità; ricordiamoci comunque che l’accesso ai siti e al gioco in generale è in via di grossa limitazione da parte del nostro Parlamento con l’adozione di una serie di provvedimenti, (un primo già a fine 2010 nella cd. “legge di stabilità”) che sono in fase avanzata di discussione.

•         Nel testo summenzionato vi è una tabella (UIF 2009) contenente alcuni dati interessanti. Stupisce come, tra le prime sette regioni in cui è stato compiuto il maggior numero di operazioni di sospetto riciclaggio, sei sono regioni del nord (la Lombardia è prima con una percentuale che sfiora il 30%; il Piemonte è quinto). Cosa può significare?

È evidente che le regioni del nord segnalino di più, in quanto più interessate al fenomeno dell’infiltrazione della malavita dei colletti bianchi. Le ricchezze illecite provenienti dalle regioni maggiormente caratterizzata dalla presenza della mafia, come confermano i dati della commissione parlamentare e della DNA, debbono essere e vengono investite lontano dai centri di produzione. Le regioni del nord garantiscono sia la presenza di un maggior numero di intermediari finanziari e bancari, di colletti bianchi e di attività imprenditoriali, senza dire della vicinanza strategica ai confini di paesi europei ed extra europei facili ad essere tramite di trasferimenti di denaro.

•         Sempre in questo testo sostiene che l’attività antiriciclaggio non compete solo alle istituzioni e alle imprese, ma anche ai cittadini. In che modo?

I cittadini devono educarsi all’uso responsabile del denaro. A titolo emblematico posso citare l’usura e proprio il gioco. Il denaro prestato ad usura, spesso anche da intermediari regolari e compromessi con la malavita, proviene dal riciclaggio di ricchezze illecite. Rivolgersi agli usurai significa, quindi, tra l’altro, agevolare questo circolo vizioso. Analoghe considerazioni nel gioco, soprattutto quello clandestino, laddove i pagamenti delle vincite direi che provengono nella loro interezza da riciclaggio di denaro della malavita organizzata.

 

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