Una legge, subito!

a cura dell’Osservatorio di Libera Piemonte

Appare sempre più urgente rivoluzionare il quadro normativo relativo al settore del gioco d’azzardo, con linee guida chiare ed efficaci, per arginare le derive sociali, psicologiche ed economiche causate dal dilagare di questo fenomeno nella società italiana. Tra i punti più urgenti vi sono: tracciabilità dei flussi di gioco e antiriciclaggio, trasparenza nelle concessioni e lotta all’evasione, stop alla pubblicità ingannevole, garanzia di un’informazione diffusa e di una cultura della prevenzione, a partire dalle scuole, inserimento del gioco d’azzardo patologico (GAP) nei LEA (livelli essenziali di assistenza), cura e prevenzione sostenute dalla sanità regionale, utilizzando una percentuale dei proventi ottenuti dal Fisco con il gioco.

Ci si sta mobilitando su più fronti. Un gruppo di deputati bipartisan, ad inizio marzo, ha interpellato il Ministero dell’Economia, chiedendo di “limitare sensibilmente i messaggi pubblicitari e di marketing rivolti al gioco” e di “promuovere, al contempo, iniziative di sensibilizzazione ai rischi collegati” a un uso non responsabile dei giochi, “per mezzo di massicce campagne informative rivolte all’intera cittadinanza, e da attivarsi in modo capillare nelle scuole”. Il Ministro della Salute ha annunciato ripetutamente in questi mesi una proposta di legge congiunta con il Ministero della Cooperazione e ai Ministeri dell’Economia e degli Interni, su pubblicità e ampliamento dei poteri dei Comuni. Esistono molte proposte di legge, presentate da deputati, Regioni, Province e Comuni. Inoltre, il 19 aprile la Conferenza delle Regioni ha approvato una relazione sul GAP da presentare alla Commissione Affari sociali della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva relativa agli aspetti sociali e sanitari della dipendenza dal gioco, di cui sono in corso le consultazioni, dove si chiede un quadro normativo di riferimento che definisca il GAP come un problema di salute e ne stabilisca la responsabilità della cura, evitando che le azioni di prevenzione, cura e assistenza alle persone vengano delegate a singole amministrazioni e a singoli professionisti del privato sociale, con conseguenze discriminatorie e di inefficacia.

Il problema di maggiore rilievo, che ha “congelato” una serie di ordinanze comunali, riguarda il conflitto di attribuzione delle competenze legislative in questa materia: in base all’art. 1 del decreto legislativo 14 aprile 1948, n. 496 (Disciplina delle attività di giuoco) «l’organizzazione e l’esercizio di giuochi di abilità e di concorsi pronostici, per i quali si corrisponda una ricompensa di qualsiasi natura e per la cui partecipazione sia richiesto il pagamento di una posta in denaro, sono riservati allo Stato». Il fondamento di questa norma sta nell’art. 43 Cost., secondo il quale «a fini di utilità generale la legge può riservare originariamente allo Stato o ad enti pubblici determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale». Quindi, la competenza è statale per ragioni di ordine pubblico e sicurezza (contrasto e prevenzione del gioco illegale) 1, mentre a livello regionale esistono alcuni spiragli, per esempio in materia di esercizi pubblici, dove si parla di competenza concorrente, mentre a livello comunale l’azione effettiva compete di fatto alle Prefetture. Un precedente interessante è quello di Verbania, dove il sindaco è stato multato dal TAR (1.300.000 euro!) per aver concentrato l’orario di attività delle slot machines tra le 15 e le 222. Molti altri Comuni d’Italia hanno tentato di emettere ordinanze similari, circoscrivendo gli orari di attivazione o di apertura degli esercizi commerciali o a vietandone l’installazione nei pressi dei luoghi “sensibili” (ospedali, scuole, luoghi di culto). Amministratore-simbolo di questa battaglia è Filippo Torrigiani, assessore al Comune di Empoli e membro del direttivo di Avviso Pubblico, che nel 2010 fece approvare un’ordinanza dai medesimi contenuti, mai entrata in vigore sempre per motivi di illegittimità.

Ma conviene analizzare anche le altre proposte, approvate e in corso di elaborazione, perché qua e là esistono vari sostenitori di una riforma.

La Provincia autonoma di Bolzano, nel novembre 2010, ha predisposto il divieto di autorizzare l’apertura di sale da gioco a meno di 300 metri di distanza da istituti scolastici, centri giovanili e strutture operanti in ambito sanitario e socio-assistenziale, nonché il divieto di svolgere qualsiasi attività pubblicitaria connessa all’apertura o all’esercizio di sale gioco e di attrazione. Il Presidente del Consiglio dei Ministri presentò ricorso, ma la Corte Costituzionale dichiarò costituzionalmente legittimo il provvedimento (sentenza n. 300/2011).

Anche in Consiglio regionale del Piemonte è stata di recente presentata, con Placido (PD) primo firmatario, una mozione (modifica della legge regionale 38/06) volta ad impedire l’apertura di sale gioco in prossimità delle scuole. Nel 2010, lo stesso organo approvò una proposta di legge destinata al Parlamento (n. 76 del 6 dicembre), con cui ottenere una modifica dell’articolo 110 del regio decreto 18 giugno 1931 n. 773 TULPS, per vietare l’installazione delle slot machines nei locali pubblici, proposta ad oggi mai discussa. Tali progetti rispecchiano i contenuti delle iniziative di alcuni consiglieri regionali (Friuli Venezia-Giulia ed Emilia Romagna) dell’UDC (Edoardo Sasco e Silvia Noè), destinate da un lato ai Consigli regionali di tutta Italia, dall’altro al Parlamento.

Inoltre, il Consiglio regionale della Liguria ha approvato un progetto di legge destinato alle Camere, firmato dai consiglieri Lorenzo Basso (Pd) e Massimo Donzella (Noi per Claudio Burlando), che stabilisce il divieto della propaganda pubblicitaria dei giochi e ogni forma di pubblicità sulla rete Internet, al di fuori dei siti che offrono direttamente il servizio di gioco telematico, e l’obbligo, a partire dal 1° giugno 2012, di riportare su ciascun lato dei tagliandi di gioco avvisi informativi sulle ludopatie, che dovranno dovranno esporre anche i gestori e i venditori presso gli esercizi in cui si svolgono le attività di gioco, nonché su ogni apparecchio. Tale pdl prevede infine l’assegnazione del 3% degli introiti derivanti all’Erario dal comparto giochi al Fondo contro la dipendenza da gioco (da istituirsi attraverso un decreto del Ministero della Salute) e al Fondo di solidarietà per le vittime di estorsione e usura, che saranno finanziati anche da una quota pari al 30% delle somme derivanti dalle sanzioni amministrative comminate per violazione della presente legge.

Per la Regione Lombardia, il capogruppo UDC Quadrini ha firmato un provvedimento che intende favorire l’accesso consapevole e misurato al gioco legale, la prevenzione delle dipendenze patologiche e degli effetti rovinosi delle varie forme di ludopatia, prevedendo l’istituzione di un fondo regionale da costituirsi con i proventi derivanti dalle sanzioni, utile per finanziare anche la formazione dei gestori e delle associazioni di volontariato, nonché il riconoscimento ai Comuni del potere di individuare i luoghi sensibili in cui vietare l’apertura delle sale giochi. La Regione Sardegna, grazie all’iniziativa dell’assessorato alla Salute, sta discutendo una serie di disposizioni volte a promuovere un “accesso consapevole, misurato e responsabile al gioco lecito”, nelle diverse forme previste dalla normativa vigente, al fine di prevenire l’insorgere di fenomeni di dipendenza, salvaguardando le fasce di popolazione più deboli e maggiormente vulnerabili, sostenendo l’attività delle associazioni e delle organizzazioni di volontariato impegnate nella presa in carico delle problematiche correlate al gioco, favorendo campagne di sensibilizzazione e informazione per la prevenzione e la cura della dipendenza da gioco. La regione Lazio, infine, ha annunciato, mediante l’assessore alle Politiche sociali e Famiglia Aldo Forte, una proposta di legge regionale volta a prevenire e contrastare il fenomeno della dipendenza da gioco compulsivo, ponendo un freno alla diffusione delle slot.

Avviso Pubblico, la rete dei comuni per la legalità, ha lavorato sul testo presentato di recente in Parlamento grazie all’on. Garavini (capogruppo PD in Commissione Antimafia), che prevede il divieto totale di pubblicità ingannevole, l’uso obbligatorio della tessera sanitaria per giocare alle slot machines – in modo da evitare o ridurre gli accessi dei minori -, la tracciabilità delle vincite, la presenza di requisiti più stringenti per autorizzare i concessionari, il riconoscimento del gioco d’azzardo nei LEA in quanto malattia sociale, la cura della patologia, da finanziare con un prelievo dello 0,1% dei profitti ottenuti dagli operatori, la previsione di sanzioni pecuniarie per mancato rispetto delle disposizioni previste per aumentare le entrate, l’istituzione presso il Ministero della Salute di un Osservatorio nazionale sulle dipendenze da gioco d’azzardo, l’obbligo per gli esercenti di utilizzare conti correnti dedicati per i concorsi pronostici e le scommesse, l’abbassamento della soglia superata la quale scatta l’obbligo per gli operatori di identificare i clienti (1000 euro, 500 per i giochi online), l’introduzione di un registro delle scommesse e dei concorsi pronostici, dove annotare quotidianamente la raccolta delle giocate e l’ammontare delle vincite, il divieto di ammettere alle gare per le concessioni soggetti condannati per reati di criminalità organizzata o per riciclaggio di denaro, sanzione penale degli esercenti per omessa dichiarazione, evasione tributaria, elevando tutte le sanzioni esistenti relative alle altre ipotesi di esercizio abusivo.

Sul fronte del gioco illecito, l’AAMS sta valutando la possibilità di richiedere l’introduzione dell’uso obbligatorio del lettore di tessere magnetiche su tutti gli apparecchi da gioco, in modo da rendere effettivo il divieto del gioco d’azzardo per minori (in questo modo i dati verrebbero trasmessi a Sogei in tempo reale), e di altri dispositivi volti ad arginare le contraffazioni. Non da ultimo, AAMS ha firmato pochi giorni fa un Protocollo d’intesa con la Direzione Nazionale Antimafia, di durata quinquennale e rinnovabile, avente come oggetto lo scambio di dati, notizie ed informazioni, allo scopo di migliorare l’efficacia delle azioni istituzionali reciproche volte a contrastare o annullare le infiltrazioni mafiose nel mondo del gioco.

Insomma, se ci fosse la volontà politica, e se fosse meno pressante l’influenza della lobby parlamentare che ha nel gioco d’azzardo legale numerosi conflitti d’interesse, di proposte di legge da vagliare ce ne sarebbero in abbondanza. Libera si sta impegnando, a livello nazionale e regionale, insieme ad altre realtà che si occupano del fenomeno da diversi punti di vista, a pungolare le istituzioni preposte per individuare i provvedimenti più efficaci da inserire nella legge-quadro, unica strada per invertire la tendenza.

1 “La «ratio storica» della predetta riserva in favore dello Stato risiederebbe nei rilevanti interessi coinvolti nel gioco, quali le esigenze di contrasto della criminalità e, più in generale, di ordine pubblico e di fede pubblica; nonché nella necessità di tutela dei giocatori e di controllo di un fenomeno suscettibile di coinvolgere ingenti quantità di denaro, talvolta di illecita provenienza” (Corte Costituzionale, sentenza n. 300/2011).

2 Una curiosità: l’ordinanza in questione risale al 2005, dunque all’amministrazione della precedente giunta; il sindaco attuale rivestiva il ruolo di consigliere di opposizione e al momento del voto di questo provvedimento risulta astenuto.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *