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azzardo: nuove norme, vecchi interessi

Con l’arrivo del 2013 le nuove norme sul gioco d’azzardo diventeranno operative. Ma se da un lato la legge dovrebbe essere contenitiva per la ludopatia, da un altro lato appare piuttosto ambigua

Dal 1° gennaio ogni esercizio commerciale dotato di postazioni per giochi d’azzardo o scommesse dovrà esporre cartelli ben visibili che spiegano i rischi legati all’utilizzo delle postazioni stesse.
Lo prevede il decreto-legge Balduzzi, che obbliga i gestori a “esporre, all’ingresso e all’interno dei locali, il materiale informativo predisposto dalle aziende sanitarie locali”. Nel materiale informativo verrà sottolineata la probabilità tecnica di vincita per ogni gioco; il divieto per i minori, come anche i rischi generali del gioco e i contatti sul territorio di servizi di assistenza per le patologie correlate.
Nel decreto ci sono poi altre norme: l’Aams dovrà effettuare un censimento di tutti gli apparecchi da gioco, in base al quale le amministrazioni faranno un piano regolatore per evitare che le slot e le sale siano vicine a luoghi sensibili (come ospedali o scuole). Infine la pubblicità televisiva sarà collocata in fasce orarie lontane dai programmi per i giovani. Ma per attuare questa parte di decreto i tempi previsti sembrano lunghi. Ci sarà da lavorare anche di notte? Lo si è già fatto. Tra il 17 e il 18 dicembre scorsi, la Commissione del Senato impegnata a emendare la Legge di stabilità 2013 ha approvato degli emendamenti relativi all’apertura di nuove sale da gioco. Lo stesso ministro della Salute Balduzzi si è detto “sconcertato per gli emendamenti notturni sul gioco d’azzardo patologico che sembrano invertire la direzione che il governo ha avuto rispetto a questa questione di impatto enorme”. Secondo il ministro stesso, l’impianto originario del decreto da lui scritto ha subito modifiche consistenti. Modifiche che in concreto porteranno all’apertura di 1000 nuove sale per giocare a poker su tutto il territorio nazionale. La decisione che era stata assunta dal precedente governo Berlusconi e che l’Esecutivo in carica aveva tenuto in stand-by si è improvvisamente concretizzata.
Allo sconcerto del ministro va sommato quello della campagna nazionale contro i rischi del gioco, “Mettiamoci in gioco“, promossa già dal mese di giugno da: ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, UISP. Gli animatori della campagna hanno sottolineato la gravità del provvedimento che sblocca le nuove sale sostenendo che “a questi legislatori e a queste imprese andrà ascritta la responsabilità di un incremento del gioco d’azzardo patologico nel nostro paese, che sarà agevolato anche dallo slittamento di sei mesi dell’entrata in vigore delle norme che regolamentano la pubblicità sull’azzardo, una serie di misure comunque troppo timide e largamente insufficienti”.
Va detto che la spesa degli italiani in gioco d’azzardo solamente nei primi dieci mesi del 2012 ha toccato i 60 miliardi di euro. Lo Stato ci guadagna circa 12,5 miliardi l’anno. Quella del gioco d’azzardo è la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim.
I giocatori patologici rappresentano l’1-3% sul totale dei giocatori d’azzardo. Lo stabiliscono le ricerche internazionali secondo i dati raccolti da Alea, l’Associazione per lo studio del gioco d’azzardo. Le vittime del gioco patologico in Italia sono circa 700 mila.

Ma se dall’alto gli interessi sono sempre gli stessi, dal basso qualcosa comincia a muoversi. Il gioco d’azzardo e il livello della sua diffusione non solo preoccupa, ma comincia a far reagire. A novembre, a Cremona, una barista ha staccato la spina alle sue macchinette. “Perdo gli incassi ma salvo i clienti” ha detto. Sì, perché l e slot le garantivano un giro di 40/50 mila euro mensili, di cui il 6% andava a lei. Il Comune di Cremona ha deciso che premierà la barista.
Il Comune di Bolzano, provincia autonoma, ha, con largo anticipo sul decreto nazionale, vietato le slot nei locali pubblici distanti meno di 300 metri da luoghi sensibili (scuole, centri giovanili e per anziani, ospedali) e imposto a tutti i gestori l’affissione del materiale informativo.
A Taranto una anonima impiegata di uno sportello delle Poste Italiane ha scritto, in una lettera pubblica, “io il Gratta e Vinci non lo voglio vendere” e ha chiesto “Perché Poste Italiane si abbassa a questo?”. Il sindacato ha reso la lettera un vero e proprio volantino, manifesto di una campagna contro il gioco, diffuso nelle sedi delle Poste di Taranto e provincia.
Nella sua lettera l’impiegata scrive: “Io non credo che tutto quello che non è nettamente fuori legge sia legittimo e corretto“.

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