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GAP in Piemonte: intervista ad Angelino

 

a cura dell’Osservatorio di Libera Piemonte

Abbiamo intervistato il Dott. Remo Angelino, coordinatore del gruppo di lavoro regionale sul GAP (Gioco d’azzardo patologico). Questo gruppo di lavoro, composto da psicologi, medici ed educatori, è stato istituito nel 2008 dalla Regione Piemonte e dall’Assessorato regionale alla Sanità.

Con il Dott. Angelino abbiamo cercato di capire come i funzionano i SERT, come affrontano le problematiche legate al gioco d’azzardo e quali sono le difficoltà che incontrano nel quotidiano.

1. Quando nascono i SERT e in particolare il servizio per giocatori patologici, a livello naziona-le/locale?

I SERT come strutture sanitarie organizzate per il trattamento dei disturbi da dipendenza sono nati 30 anni fa, sull’onda dell’emergenza legata alla diffusione dell’eroina nel nostro paese. Nel corso di questi anni il loro interesse clinico si è allargato alla dipendenza da alcol, alle malattie infettive correlate alla tossicodipendenza, al tabagismo e negli ultimi anni alle dipendenze comportamentali, in primis, per la sua rilevanza, al gioco d’azzardo patologico.
I primi accessi di giocatori patologici nei SERT risalgono a poco più di una decina di anni fa, presso al-cuni centri come Verbania che hanno sviluppato iniziative pionieristiche, mentre i servizi GAP dei SERT Piemontesi sono stati aperti nella maggior parte fra il 2004 e il 2006.
Un grande impulso alla costituzione della rete dei servizi GAP è venuto dalla costituzione di un Coordinamento Regionale degli operatori dei servizi per il gioco patologico, organizzato dall’allora ASL 5 di Rivoli.

2. Negli ultimi due anni vi è stato un aumento dei giocatori patologici che si rivolgono ai SERT in Piemonte?

Il numero di giocatori patologici in trattamento presso i SERT è in costante aumento, dall’anno della prima rilevazione dei soggetti afferenti: dal 2005 al 2010 il numero di soggetti è passato da 166 a 821. I dati del 2010 e dell’inizio del 2011 dimostrano che il trend di crescita è confermato.

3. Se vi è stato un aumento, secondo lei a cosa è dovuto?

Ci sono due aspetti che giustificano questo aumento di prese in carico: da una parte i nuovi accessi, in continua crescita, che sono legati alla maggior diffusione del problema fra la popolazione. E’ evidente che vi è una correlazione diretta fra l’aumento delle patologie da gioco e la sempre maggior diffusione di occasioni di gioco, sia in senso temporale (aumento delle estrazioni, ecc) che di locali dedicati. Ormai l’invito a giocare permea totalmente la nostra vita al punto che non ci stupiamo più neanche se la cassiera del supermercato ci invita costantemente a comprare un biglietto del gratta e vinci e le slot-machine ormai sono ovunque: bar, tabaccherie, centri commerciali.
Il difficile momento di crisi economica è senz’altro un fattore favorente, a dimostrazione del fatto che molti soggetti in cura negli ultimi tempi sono disoccupati o comunque in difficili situazioni economiche.
L’altro aspetto che contribuisce alla crescita costante dei soggetti in trattamento presso i SERT è legato alla percentuale di soggetti che rimangono in cura per un periodo di più anni, a dimostrazione che per molti soggetti il disturbo si struttura, come per le altre dipendenze, con caratteristiche di durata e tendenza alla ricaduta che configurano una malattia cronica.

4. Alla luce dei risultati della nostra ricerca sui costi sanitari, ritiene che sia rappresentativa della situazione attuale?

Penso che al momento sia molto difficile stimare i costi sanitari del problema del gioco patologico. La vostra ricerca può essere una buona base di partenza, anche se ipotizza dei costi legati esclusivamente ai dipartimenti di Patologia delle Dipendenze, che come è noto trattano solo la punta dell’iceberg del problema, mentre molti altre strutture sanitarie ne sono più o meno coinvolte, ad esempio la medicina di famiglia.

5. Secondo lei, quali altri costi devono essere ricompresi?

Sarebbe da valutare l’impatto della spesa sanitaria riferita alla medicina di base e alle terapie delle patologie correlate, quali ad esempio i disturbi dell’umore.

6. Come si svolge l’attività di un operatore del SERT che prende in carico un giocatore patologico? Vi sono solitamente legami con altre dipendenze?

I SERT della Regione Piemonte utilizzano per il trattamento dei giocatori il modello di intervento di tipo multidisciplinare che hanno sviluppato nel trattamento delle patologie da dipendenza ed hanno costituito presso i vari centri delle “minièquipe” composte solitamente da psicologi, medici ed operatori di area sociale ed educativa. Questo permette nella fase di accoglienza la valutazione dei vari aspetti, sanitari, psicologici e socioeconomici necessari a inquadrare il problema.
Il trattamento prevede in genere percorsi di sostegno psicologico o psicoterapia (individuale o di gruppo), trattamento delle problematiche organiche e/o psichiatriche come i disturbi dell’umore, supporto nella gestione delle problematiche finanziarie e sostegno alle famiglie.
Una certa percentuale di soggetti già seguiti per altre dipendenze (eroina, cocaina) presenta anche un profilo di rischio per il gioco d’azzardo (in genere circa un 10%).
Invece nei giocatori in carico le altre dipendenze più comuni sono l’abuso di alcol e meno frequentemente di cocaina.

7. In che percentuale i giocatori che si rivolgono a voi sono anche vittime di usura?

Nel complesso i casi di soggetti vittime di usura sono poco numerosi (ne vengono segnalati 1-2 per ambulatorio) ma il problema più importante e comune è l’indebitamento con le finanziarie, che spesso configura situazioni non molto diverse da quelle dell’usura. Molti giocatori hanno numerosi prestiti legali con banche e finanziarie, che arrivano a coprire l’intero stipendio.

8. Come vengono gestite le persone che si trovano in situazioni forte sovra indebitamento?

Per quanto possibile si mette in atto una razionalizzazione dei debiti, affidandosi eventualmente ad un consulente finanziario.

9. A chi vengono indirizzate le vittime di usura? Con quali modalità?

Le vittime di usura vengono inviate ad una consulenza legale o a centri specifici. In qualche caso si procede alla richiesta di un amministratore di sostegno, istituto che permette di ridurre il rischio di reiterare altri debiti e tutela maggiormente i soggetto.

10. Gli operatori dei SERT ricevono una formazione specifica sulle problematiche legate all’usura?

Negli ultimi anni non vi sono state iniziative formative specifiche sul tema dell’usura. Penso che una iniziativa formativa specifica possa essere utile, allargando però il tema anche alle altre forme di indebitamento, che spesso ne sono l’anticamera.

11. Secondo lei, la Regione Piemonte come dovrebbe affrontare questo problema?

Creando una maggior sinergia fra l’osservatorio sull’usura del Consiglio Regionale e i servizi che a vario titolo possono entrare in contatto con i soggetti vittime dell’usura: SERT, servizi sociali, ecc.
Sarebbe inoltre molto utile avere la possibilità di una rete di professionisti (consulenti finanziari, avvocati, ecc) che possano fornire un supporto agli operatori ed ai soggetti in cura.

Giochi…da ragazzi

 

Paolo Canova e Diego Rizzuto sono due ragazzi torinesi appassionati di matematica. Dopo la laurea in Matematica e Fisica, hanno deciso di studiare il gioco d’azzardo dal punto di vista scientifico. Dopo l’esperimento di “Fate il nostro gioco”, nato in seno alle Officine Scienza, hanno iniziato a portare i loro laboratori in giro per le scuole, in modo da contribuire a far nascere nei giovani una consapevolezza razionale nell’approccio al gioco d’azzardo. Li abbiamo intervistati per saperne di più sulla loro attività, e per riprendere i contatti in vista di future collaborazioni.

Paolo e Diego, com’è nata la vocazione di matematici del gioco d’azzardo?

Prima di tutto ci teniamo a precisare una cosa: con la nostra attività non abbiamo nessuna intenzione di demonizzare il gioco d’azzardo. Siamo per il gioco responsabile, da perseguire attraverso un’informazione trasparente, indipendente ed asettica. Spesso quest’attività provoca naturalmente l’effetto di portare a ridurre la propensione al gioco in chi scopre l’aleatorietà dei meccanismi sottostanti, ma non è questa la nostra missione. Siamo un matematico ed un fisico che fanno innanzitutto divulgazione scientifica con strumenti generalmente considerati poco divertenti come la matematica, per cercare di rendere il giocatore più consapevole a livello di percezione probabilistica nel gioco. Spesso ci dicono che il nostro stile è simile a quello delle Iene: vogliamo smascherare le ipocrisie insite nel settore, senza fare una critica assoluta, ma mostrando le cose in modo divertente, prendendoci un po’ in giro…

Dove vi siete conosciuti?

Al Festival della Scienza di Genova qualche anno fa, quando abbiamo deciso, con un po’ di coraggio, di impegnarci in questo settore, focalizzando progressivamente l’attenzione sull’aspetto sociale. Da un atteggiamento meramente critico siamo passati alla proposta, mettendo su, nel 2009, una mostra a nostro parere interessante ed esteticamente attraente, ma allo stesso tempo anche costosa e scomoda, in cui volevamo far provare a giocare la gente per poi lasciar valutare in autonomia la reale convenienza del gioco d’azzardo. Chiedendo aiuto ai Casinò e ai produttori, abbiamo rimediato alcuni tavoli da gioco professionali: roulette, blackjack, poker.

Dunque siete degli esperti giocatori?

Abbiamo studiato tutti i giochi e tutti i regolamenti, per capire i meccanismi che sottostanno a ciascuno di essi. I giochi, in fondo, sono inventati da matematici, e dunque sono i matematici a poterne smantellare i meccanismi. Volevamo capire quali sono le dinamiche che portano progressivamente il giocatore alla dipendenza. Pensiamo che nel giocatore medio italiano manchi in generale una consapevolezza matematica, elemento che comunque produce una minima razionalizzazione.

In questo senso pensate che la comunicazione, istituzionale e non, sia d’aiuto?

Assolutamente no. Nel 2011 è stata modificata, per fare un esempio, la modalità di comunicazione delle vincite. Se fino a poco tempo fa l’AAMS parlava di “spesa” in termini assoluti, dalla fine di questo anno con questo dato si dovrà intendere la differenza tra denaro speso e payout (la vincita), quindi a fronte di una spesa effettiva di circa 73 miliardi, si parlerà di soli 14 miliardi. L’errore di fondo è pensare che i soldi spesi ritornino alle stesse persone che li hanno persi. Non è così. Purtroppo in Italia nessuno affronta seriamente questo problema di comunicazione, perché dilagano i conflitti d’interesse. Altro esempio. L’altro giorno [inizio dicembre, ndr] eravamo in Consiglio Comunale, perché era in fase d’approvazione una mozione, promossa dai consiglieri Bertola e Appendino del Movimento 5 stelle, con cui il Comune si impegna a prestare attenzione ai problemi connessi al gioco d’azzardo, e a promuovere attività di sensibilizzazione, soprattutto nelle scuole. In quella sede un Consigliere ha dichiarato che è inutile fare prevenzione, in quanto i malati di gioco ci saranno sempre. Noi contestiamo questo approccio, perché pensiamo che la gente non abbia piena coscienza del fatto che il gioco d’azzardo faccia male, anzi, si pensa ancora che faccia bene. L’impressione, in generale, è che ci sia ancora tanto lavoro da fare, perché mediamente i politici non hanno tutti gli elementi per indirizzare la pur presente buona volontà. Anche la proposta di ridurre gli orari di apertura delle sale da gioco – provvedimento contestato da molti esercenti – comunque non risolverebbe il problema. La comunicazione non aiuta anche perché utilizza testimonial amati ed importanti come Buffon, Totti, Claudio Bisio, per dare un messaggio del tutto fuorviante, o quantomeno non trasparente, che provoca assuefazione nell’utente medio. Emblematico è il caso della Pizza Superenalotto (ci toccano pure la pizza, no!!!) con cui ti regalano un tagliando del Superenalotto.

Come commentate le cifre stratosferiche di raccolta giochi 2011 e in generale, all’origine, la politica di incremento di offerta giochi?

Se lo Stato incentiva il gioco d’azzardo -e lo sta facendo- , gli italiani ovviamente giocano di più. Lo fa per guadagnarci, con la tassazione. In questo senso aspettiamo di vedere come si muoverà Monti. A questa incentivazione si accompagna la riduzione della percentuale intascata dallo Stato perché aumentano il payout medio e non si riduce in ugual misura la concessione dei margini di profitto alle società concessionarie. La manovra di agosto del governo Berlusconi aveva imposto un guadagno di un miliardo e mezzo in più, mediante l’introduzione di nuovi giochi e nuove modalità di gioco. Siamo, per così dire, in una specie di “bolla”: lo Stato si vede costretto a ridurre progressivamente il margine di profitto derivante dai giochi perché con queste cifre non si può continuare a giocare all’infinito.

Come pensate di studiare meglio questo fenomeno?

Pensiamo sia fondamentale creare una rete di persone e associazioni affidabili capaci di affrontare questo tema in modo serio, anche per trovare e scambiare più facilmente i dati disponibili, e in questo senso ci fa piacere riprendere i contatti con Libera, che abbiamo seguito da vicino fin dalla sua nascita. Per adesso, stiamo collaborando con realtà molto differenti tra loro: con la Provincia di Torino per portare questi temi nelle scuole, con l’Università di Torino per approfondire l’aspetto di legislazione europea, con associazioni del settore per approfondire i temi del gioco patologico, e con alcune ASL piemontesi, lombarde, valdostane e venete per quanto riguarda la formazione del personale dell’ASL e la prevenzione.

Diteci qualcosa a proposito dell’attività che svolgete nelle scuole. Che effetto ha sui ragazzi il vostro approccio matematico al gioco d’azzardo? Quali sono i prossimi appuntamenti a Torino?

Numerose (non meno di 60-70) sono le scuole in cui dal 2009 ad oggi abbiamo parlato di matematica e gioco d’azzardo. Ai ragazzi il gioco piace molto, e lo conoscono meglio della nostra generazione, e quindi l’interesse dei ragazzi e delle scuole è sempre forte. A Lodi un mese fa circa abbiamo tenuto un intervento di fronte in un auditorium di fronte a 800 ragazzi: oltre ad essere stata una bella soddisfazione per noi, è stato un segnale forte; i ragazzi sono stati due ore in silenzio a sentire parlare di matematica! In genere c’è grande attenzione ed interesse, che notiamo dai feedback ricevuti o dalle segnalazioni di tanti ragazzi che portano l’argomento del gioco d’azzardo come tesina per la maturità. Tuttavia, è difficile quantificare dei risultati. Ci stiamo attrezzando per somministrare dei questionari e capire quanto viene apprezzata la nostra attività, qual è la reale efficacia e come possiamo migliorarla.

Tra i prossimi appuntamenti previsti su Torino e provincia, saremo in oltre 40 scuole da gennaio ad aprile/maggio, grazie al finanziamento della Provincia di Torino, che si è accolata i costi: richieste di interventi arrivano da tutta Italia (dalla Sicilia al Veneto), noi siamo ben felici di andare ovunque richiedano il nostro intervento!

(www.fateilnostrogioco.it; Facebook: gruppo “Fate il Nostro gioco”)

Cambio di spam: dal Viagra al Gaming online

 

Eravamo abituati a vederci intasare le caselle di posta elettronica dalla pubblicità indesiderata sulla pillola blu. Oggi siamo invasi dallo spam sul gaming online, nella posta e nella vita. La prima parola che viene in mente è “pervasività” della comunicazione sul gioco d’azzardo: tv, internet, radio, manifesti, banner, coupon di offerte, email, cellulari…siamo sommersi da messaggi colorati ed invitanti che ci ricordano come la favola di una vita agiata, conseguita senza sforzi, sia sempre dietro l’angolo. Uno studio di Censis e Codacons del 2009 metteva in evidenza come, grazie alle nuove tecnologie, non siano più i giocatori ad andare nei luoghi adibiti al gioco (casinò, tabaccherie, circoli e bar) ma sia la scommessa ad andare incontro al giocatore, alle Poste, nei supermercati, in pizzeria (è recente la creazione di una pizza Superenalotto con cui si vince una schedina precompilata).

Se l’obiettivo della pubblicità è informare oltre che persuadere, è bene spendere due parole su come in questo settore le regole della trasparenza e della tutela del consumatore siano del tutto disattese. E se informare vuol dire trasmettere contenuti tecnici che mettano in guardia l’utente dai rischi implicati nel gioco d’azzardo, come dipendenza e possibilità di perdere una quantità imprecisata di denaro, persuadere significa istigare a compiere un’attività di cui si sottintenda – in maniera ipocrita – la facile vincita e la possibilità di controllare la sorte.
La legislazione vigente in materia di pubblicità definisce “ingannevole” il messaggio che, “riguardando prodotti suscettibili di porre in pericolo la salute e la sicurezza dei soggetti che essa raggiunge, ometta di darne notizia in modo tale da indurre tali soggetti a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza” (D.L. 2/8/2007, n. 145, art. 6), e in generale quelle pratiche commerciali che affermano “che alcuni prodotti possono facilitare la vincita in giochi basati sulla sorte”; mentre considera “aggressive” le pratiche commerciali che lascino “intendere, contrariamente al vero, che il consumatore abbia già vinto, vincerà o potrà vincere compiendo una determinata azione, un premio o una vincita equivalente, mentre in effetti non esiste alcun premio né vincita equivalente” (D.L. 2/8/2007, n. 146 art. 23-26). L’ingannevolezza del messaggio pubblicitario viene inoltre sancita dall’art. 23, primo comma lett. r) del Codice del Consumo, e definita a livello europeo dall’Articolo 2b della Direttiva 2006/114/EC.
Il Parlamento Europeo, nella risoluzione del 10 marzo 2009, chiedeva ai governi nazionali di introdurre misure contro la pubblicità aggressiva nei giochi online; in particolare esortava la Commissione (ai punti 28 e 29) “ad avviare uno studio sul gioco d’azzardo online e sul relativo rischio di dipendenza, considerando ad esempio in che misura la pubblicità contribuisce a creare dipendenza, […]; e ad esaminare in particolare il ruolo della pubblicità e della commercializzazione (comprese le dimostrazioni online gratuite dei giochi) in quanto fattori che incentivano, direttamente o indirettamente, i minori a giocare d’azzardo”. Nel libro verde pubblicato nel marzo 2011, la Commissione IMCO segnalava, tra i vari rischi connessi alla crescita del gioco online, quello di misleading advertising.
In taluni casi si è parlato anche di pratiche scorrette, come nel caso dei “lottologi” di Sky (2008), che promettevano vincite facili mediante consulenze (attraverso fantomatici calcoli di probabilità) fruibili attraverso i numeri in sovrapprezzo, prontamente sospese dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), che ricordò in quel caso l’“assoluta aleatorietà” dei principi a fondamento dei giochi a pronostico, e dunque l’ingannevolezza di un messaggio pubblicitario teso “ad ingenerare il convincimento che tale alea possa ridursi grazie all’uso di particolari sistemi per l’individuazione di numero o di specifiche combinazioni di numeri vincenti”. Ingannevolezza aggravata dal fatto che i destinatari del messaggio pubblicitario non fossero degli esperti del settore, ma soggetti altamente “deboli”, allettati dalla prospettiva di guadagni facili e garantiti (su questo ed altri casi, ha scritto A. Gagliardi in Pratiche commerciali scorrette, 2009).
Pochi hanno divulgato le prime cifre di spesa per la pubblicità nel gioco d’azzardo (già 20 milioni di euro nel 2008), e suggerito delle soluzioni efficaci per una comunicazione più etica e trasparente, funzionale ad un “consumo” responsabile di gioco. Tra questi, Matteo Iori, presidente dell’associazione CONAGGA (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’azzardo) di Reggio Emilia, che nel 2009 chiese al Governo, insieme al presidente dell’associazione ALEA, Gioacchino Lavanco, di adottare alcune migliorie legislative, per esempio sul modello svizzero, destinando il 5% degli introiti derivanti dal gioco d’azzardo alla ricerca, alla prevenzione e alla cura delle patologie derivanti dal medesimo (cifra che, al termine del 2011, in cui si prevede una spesa di 73 miliardi di euro, ammonterebbe a 350 mila euro!), o utilizzando parte delle vincite non riscosse.

L'ultima tentazione..

Il 28 giugno 2011 sul sito della Mondadori veniva pubblicato un comunicato stampa che dava notizia della nascita di una nuova società per giochi online e nel quale si leggevano le seguenti parole: “La nostra mission è fornire un’offerta di gioco e di intrattenimento evoluta e particolarmente curata sulla user experience e rivolta ai diversi target e community che fanno riferimento al portafoglio editoriale di Mondadori. Si tratta dei giochi a distanza il cui esercizio è regolamentato dalle normative dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) che disciplina il settore. Metteremo quindi a disposizione dei nostri clienti – in piena sicurezza e affidabilità – diversi giochi tra i quali il bingo, il poker – nella forma a torneo e cash – e i casino games”.

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NON E’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA!

 

Chi di noi non ha un negozio di “compro oro” vicino a casa? Sono pochi quelli che possono rispondere in modo negativo a questa domanda, soprattutto se si vive nelle grandi città. Infatti, che questo tipo di attività sia molto diffusa su tutto il territorio nazionale è una certezza. Si stima che i negozi di “compro oro” in Italia siano 6 mila e che le licenze quest’anno siano cresciute del 23,5 per cento a livello nazionale rispetto al 2010 e del 30 per cento a Roma e a Napoli, del 60 per cento negli ultimi tre anni nel Lazio e in Sicilia, del 30 per cento in Piemonte e Veneto. Con un giro d’affari complessivo per tutto il settore di circa 2,1 miliardi di euro (dati Movimprese-InfoCamere).

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Più giochi più lavi: profumo di pulito by mafia s.p.a

Nell’ambito del lavoro condotto dall’Osservatorio di Libera Piemonte, abbiamo intervistato il Prof. Ranieri Razzante, esperto di antiriciclaggio nel settore antimafia, per capire meglio i meccanismi con sui s’immette nel circuito “legale” il denaro ottenuto con estorsioni e usura. Vorremmo capire in particolare le cause che hanno reso il settore dei giochi d’azzardo legali, in crescita esponenziale negli ultimi anni, la terza “industria” di un Paese in forte crisi come l’Italia.

Tra le numerose attività, Razzante è docente di Legislazione Antiriciclaggio presso la Scuola di Polizia tributaria della Guardia di Finanza e docente di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università di Firenze, nonché consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e membro dell’Osservatorio socio economico del CNEL sulla criminalità. Di recente ha pubblicato “La regolamentazione antiriciclaggio in Italia” (II ed., agg. 2011; ed. Giappichelli).

•         Può darci una definizione del reato di riciclaggio e dei suoi elementi essenziali?

Si tratta di un reato complesso, costituito da più condotte, sostanzialmente riassumibili nell’utilizzo di sistemi ed operazioni lecite (finanziarie, commerciali, societarie) per impiegare ricchezze provenienti da delitto. Elementi essenziali sono la presenza di un terzo rispetto a colui che ha commesso il delitto a monte, che si presti a porre in essere operazioni lecite con il denaro sporco; ovviamente questo “terzo riciclatore” dovrà essere una persona al di sopra di ogni sospetto. Il reato è talmente particolare che si realizza con un semplice deposito in banca, senza che quest’ultimo dia necessariamente un rendimento al depositante.

•         Perché le mafie non possono fare a meno di ricorrere al riciclaggio?

Perché devono smistare sul mercato legale le ricchezze ottenute dai traffici illeciti, affinché queste possano divenire spendibili ed utilizzabili per il mantenimento e la progressione dell’associazione mafiosa.

•         Quali sono i fondamenti costituzionali e internazionali su cui si basa l’attività di contrasto a tale fenomeno?

Innanzitutto il riciclaggio viola il principio costituzionale della libera iniziativa di impresa (art. 41), poiché è evidente la riduzione della concorrenza e delle stesse possibilità di accesso al mercato per le imprese sane. A livello internazionale, invece, i principi ONU contro il crimine e il terrorismo internazionali, le convenzioni e le direttive europee (risalenti ai primi anni ‘90 e rinnovate nel tempo) e lo stesso trattato UE prevedono il contrasto ai crimini finanziari, al terrorismo e alla circolazione di ricchezza illecita.

•         Nel numero de L’Espresso del 26 maggio 2011, contenente anche una sua intervista, si fa riferimento all’ipotesi, sostenuta da vari analisti del settore, secondo cui le cifre relative al fatturato dei giochi siano “gonfiate” dall’immissione di capitali provenienti dall’economia sommersa, in tal modo ripuliti: è d’accordo e perché? Può stimare l’ampiezza del fenomeno e dirci come esso si ripercuote sull’economia del Paese?

Il settore del gioco, come autorevolmente indicato nell’ultima Relazione del Procuratore nazionale antimafia, è indubbiamente una delle più recenti modalità di infiltrazione criminale nell’economia. Vi si mescolano riciclaggio e usura; il primo attraverso i pagamenti sulle giocate legali oppure le stesse giocate regolari effettuate con denaro di provenienza illecita. L’usura invece interessa i giocatori incalliti che si fanno debiti di gioco e entrano nella spirale del credito per ripianare le perdite. Senza dire che molti esercenti vengono letteralmente taglieggiati affinché modifichino le macchinette distribuite dai Monopoli di Stato oppure perché si prestino a segnalare i vincitori di lotterie anche nazionali, in modo che questi vengano avvicinati dai criminali che propongono loro lucrosi investimenti nel gioco. Il fatturato non è stimabile, ma è indubbio che il volume delle entrate derivanti allo stato dalle giocate possa essere influenzato anche da quelle illegali.

 

•         Può farci alcuni esempi, come quello riportato nel suddetto articolo (le ricevitorie che trattengono i biglietti vincenti per rivenderli alla malavita), delle modalità più comuni con cui le tangenti e, in generale, il denaro di provenienza illecita, vengono ripuliti, in particolare nel settore del gioco legale?

Come dicevo poc’anzi, molte sale giochi pagano le vincite con disponibilità finanziarie provenienti da attività illecite, intascando nel frattempo denaro pulito che viene proprio da chi esercita il diritto di partecipare ai giochi consentiti dalla legge. In questo comparto, il settore senz’altro più esposto è quello dei giochi on line, come ci dicono altresì le ultime inchieste non solo in Italia. Altra forma è quella delle giocate in contanti ai casinò attraverso ripetuti cambi di fiche per importi singolarmente modesti, fatti da più persone collegate tra di loro. Se poi si riesce ad alterare i meccanismi di gioco, la vincita di somme diventa ulteriore vantaggio conseguito dal riciclatore. Senza dire poi dell’acquisto o costituzione di intere catene di sale giochi con denaro sporco, e attraverso le quali lo stesso denaro si farà circolare con i meccanismi cui ho già accennato.

 

•         Il Procuratore Piero Grasso, all’indomani dello scandalo sulle scommesse calcistiche, ha confermato che il settore dei giochi è la nuova frontiera del reinvestimento di denari illeciti, perché consente alle mafie di conseguire alti margini di profitti a fronte di bassi rischi. Considerata la sua esperienza e competenza, quali sono le misure (legislative e non) necessarie per contrastare questo fenomeno?

Innanzitutto maggiori obblighi di rendicontazione delle società calcistiche, assoggettandole magari alla disciplina antiriciclaggio. Introdurre per esse e per tutti i gestori di attività di gioco la tracciabilità obbligatoria dei flussi delle giocate su conti dedicati accesi presso la tesoreria statale. Va salutato con favore, a mio avviso, il cd. “legge di stabilità 2010” con la quale si sono introdotti requisiti più stringenti per l’accesso alle concessioni sui giochi autorizzati e gestiti dai monopoli di stato: strategica è la mappatura delle compagini societarie dei concessionari, unitamente alla previsione di capitali minimi e garanzie fideiussiorie per l’esercizio dell’attività.

•         Poc’anzi citava il settore dei giochi online come fronte strategico del riciclaggio. Perché? In che modo contrastarlo, tenendo conto delle esigenze di privacy degli utenti e del facile aggiramento delle normative nazionali?

Come ribadisce la relazione appena discussa in Commissione antimafia e predisposta dal comitato istituito sul tema, il gioco on line è assoggettato ancora d una disciplina meno rigorosa a livello internazionale, soprattutto in ragione del fatto che internet è una piattaforma meno controllabile di un insediamento fisico di gioco. Essendo il gioco stesso un diritto di ciascuno, anche se non costituzionalmente garantito, non si può impedire ad un giocatore sia di andare in una ricevitoria, sia di operare online con carte di credito nell’accesso ai siti dedicati. Va segnalato che sul sito istituzionale dei Monopoli di Stato è presente una lista di siti oscurati dalle nostre autorità; ricordiamoci comunque che l’accesso ai siti e al gioco in generale è in via di grossa limitazione da parte del nostro Parlamento con l’adozione di una serie di provvedimenti, (un primo già a fine 2010 nella cd. “legge di stabilità”) che sono in fase avanzata di discussione.

•         Nel testo summenzionato vi è una tabella (UIF 2009) contenente alcuni dati interessanti. Stupisce come, tra le prime sette regioni in cui è stato compiuto il maggior numero di operazioni di sospetto riciclaggio, sei sono regioni del nord (la Lombardia è prima con una percentuale che sfiora il 30%; il Piemonte è quinto). Cosa può significare?

È evidente che le regioni del nord segnalino di più, in quanto più interessate al fenomeno dell’infiltrazione della malavita dei colletti bianchi. Le ricchezze illecite provenienti dalle regioni maggiormente caratterizzata dalla presenza della mafia, come confermano i dati della commissione parlamentare e della DNA, debbono essere e vengono investite lontano dai centri di produzione. Le regioni del nord garantiscono sia la presenza di un maggior numero di intermediari finanziari e bancari, di colletti bianchi e di attività imprenditoriali, senza dire della vicinanza strategica ai confini di paesi europei ed extra europei facili ad essere tramite di trasferimenti di denaro.

•         Sempre in questo testo sostiene che l’attività antiriciclaggio non compete solo alle istituzioni e alle imprese, ma anche ai cittadini. In che modo?

I cittadini devono educarsi all’uso responsabile del denaro. A titolo emblematico posso citare l’usura e proprio il gioco. Il denaro prestato ad usura, spesso anche da intermediari regolari e compromessi con la malavita, proviene dal riciclaggio di ricchezze illecite. Rivolgersi agli usurai significa, quindi, tra l’altro, agevolare questo circolo vizioso. Analoghe considerazioni nel gioco, soprattutto quello clandestino, laddove i pagamenti delle vincite direi che provengono nella loro interezza da riciclaggio di denaro della malavita organizzata.

 

Azzardo e malavita in Piemonte: ripartiamo dai dati

All’indomani di “Minotauro”, la più grande operazione antimafia compiuta sul territorio piemontese (tutt’ora in corso), è possibile tracciare una prima essenziale cronologia dei movimenti delle mafie nel settore dei giochi d’azzardo.

Innanzitutto due premesse sui dati osservati: 1) nel gioco legale, i numeri sono viziati da un certo margine di evasione, 2) nel gioco illegale, essi risultano difficilmente reperibili, poiché solo parzialmente emergono dalle operazioni di sequestro – ragion per cui sovente si preferisce costruire delle stime. Si manifesta così l’assenza di un confine netto tra lecito e illecito, perché le mafie utilizzano sempre più circuiti legali per ottenere e reinvestire profitti illegali. Come scrive Sciarrone (Narcomafie n. 6/2011), il termine “infiltrazione” diventa obsoleto, in favore di una nuova categoria, “commistione”, ovvero mescolamento. Mafie e attori riconosciuti dallo Stato oggi operano in un regime di deliberato scambio, volto al perseguimento di reciproci vantaggi. Così avviene nel gioco d’azzardo, che rappresenta circa il 13,1% del fatturato criminale (fonte: Eurispes 2010).

Cronistoria: mafie e gioco d’azzardo in Piemonte

Fino al 1984 il controllo del gioco d’azzardo, attraverso bische clandestine e totonero, è monopolizzato dalla mafia siciliana, con la cosca dei Miano, operante da Milano. Dal 1984, con l’arresto del boss Epaminonda, tramonta l’era dei siciliani in favore dei calabresi, fino a quel momento dediti ad estorsioni e lavoro nero. 1993: nella zona di Domodossola l’operazione “Betulla” smaschera un giro di bische, traffico di droga e armi, di infiltrazioni nel mondo politico. 1994: primo sequestro di videopoker nella zona di Torino. Nel 1998, l’operazione Cartagine porta alla condanna in primo grado dei boss calabresi Ursini, Belfiore, De Pace e Saffiotti, che gestivano contrabbando, usura, gioco d’azzardo, traffico di stupefacenti, estorsioni ed omicidi. Nel 2009, l’operazione “Gioco Duro” rivela la presenza, sempre a Torino, di un monopolio per la gestione delle bische (Billard Top, Hermitage, Blu notte ed Euro 5) da parte delle famiglie Crea e Belfiore. Nel maggio 2011 i carabinieri scoprono un deposito per slot machines clonate sito in Rivoli, controllato dai Magnis. Di lì a poco, nel giugno 2011, l’operazione “Minotauro” chiude il cerchio delle bische gestite dalla criminalità organizzata fino al 2009 (Il Pivello Sportivo di Leinì, il Circolo Abba di Torino, dove si praticava il poker texano), mettendo a fuoco tre punti importanti:

1) lo scopo principale del controllo del gioco d’azzardo è stato, ed è attualmente, l’ottenimento di cospicue risorse per sostenere i familiari degli affiliati detenuti;

2) nella fase più recente, le mafie hanno abbandonato la gestione delle bische e del totonero, che provocava non pochi conflitti tra cosche in ordine alla ripartizione dei proventi, per rivolgersi al nuovo e fiorente mercato dell’installazione di newslot nei bar e nei circoli;

3) il controllo del mercato delle newslot viene attuato con una nuova forma di accordo: la spartizione del territorio fra cosche, che stipulano un “sodalizio criminale” in cui non sono ammessi concorrenti. Per ottenere le concessioni è dunque necessario chiedere l’autorizzazione della cosca di riferimento sul territorio.

Newslot, redditi e gioco: i dati

Ma quanto raccolgono in Piemonte le newslot?

Classifica provinciale della raccolta newslot 2010 in ordine decrescente per spesa pro capite

Provincia

Raccolta Newslot 2010

Spesa pro capite 2010

Verbania

102.740.812

639

Alessandria

253.623.840

599

Torino

1.266.998.326

578

Asti

121.444.487

572

Novara

197.901.007

564

Vercelli

98.880.764

558

Cuneo

259.214.777

458

Biella

72.418.342

385

Tot.

2.373.222.355

544 (media)

Dati in euro; fonte: Agicos

I dati “ufficiali” riportati in tabella, già di per sé impressionanti, sono probabilmente viziati per difetto, poiché un certo numero di apparecchi potrebbe essere stato manomesso o clonato, sottraendo al controllo dell’AAMS parte del flusso di denaro giocato.

Dall’interrogazione al sottosegretario MEF Bruno Cesario (24/6/2011), apprendiamo infatti che, in seguito alle ispezioni, svolte dalla Guardia di Finanza in tutta Italia, su 87.050 apparecchi con vincita in denaro e su 13.250 apparecchi senza vincita in denaro il 13% è risultato irregolare, ovvero circa 12.717 e sono state inoltre sequestrate più di 5.000 newslot, il 5%. A Torino risulta illegale il 10% delle newslot, mentre nelle province di Messina, Ragusa, Catania e Siracusa la percentuale sale al 40%.

Si tratta di un problema non solo di proliferazioni mafiose sul territorio, ma anche di accrescimento di ludopatie, indebitamenti, drammi familiari. In Piemonte, infatti, si gioca maggiormente al calare del reddito, come mostrano le seguenti tabelle:

Province

Reddito pro capite disponibile 2010

Biella

22.089,85

Cuneo

20.869,58

Vercelli

20.613,71

Alessandria

20.405,97

Torino

19.968,43

Asti

18.999,11

Verbania

18.266,53

Novara

18.125,52

Province

Spesa per giochi pro capite 2010

Verbania

1.159

Alessandria

1.030

Novara

933

Torino

926

Asti

891

Vercelli

870

Cuneo

725

Biella

648

Classifica delle province piemontesi per livello di reddito pro capite disponibile. Dati in euro.

(fonte: Unioncamere Piemonte)

 

Classifica delle province piemontesi per livello di spesa pro capite destinata ai giochi nel 2010. Dati in euro.

(rielaborazione dati Agicos)

 

Le tre province in cui il reddito è maggiore, nell’ordine Biella, Cuneo e Vercelli, sono le stesse in cui, nel medesimo ordine, si gioca meno. Viceversa, le tre province in cui si gioca maggiormente (Verbania, Alessandria, Novara) sono, in due casi su tre (Verbania e Novara), quelle in cui il reddito è relativamente inferiore.

A fine giugno Libera Piemonte ha presentato questi dati all’Osservatorio sull’usura, sollecitando le istituzioni nella discussione della proposta di legge al Parlamento italiano n. 76 del 6 dicembre 2010, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, concernente l’illiceità dell’installazione e dell’utilizzo dei sistemi di gioco d’azzardo elettronico nei locali pubblici (modifica all’articolo 110 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 TULPS).

Una proposta coraggiosa, che tocca consolidati interessi di mercato, e che va contro uno dei capitoli più importanti della politica fiscale degli ultimi anni, l’aumento dell’offerta dei giochi. Politica giustificata dal consistente gettito fiscale che ne deriva – gettito che non cresce all’aumento della raccolta, anzi diminuisce oltre una certa soglia – e dalla necessità di creare un’alternativa al gioco clandestino. Col risultato, però, che l’area dell’illecito non solo non si è ridotta ma anzi è aumentata, e soprattutto la scelta di ampliare il ventaglio dell’offerta e dei punti di raccolta ha modificato la tipologia del giocatore medio, considerato che segmenti di popolazione prima escluse – le più deboli: minori, donne, anziani -, oggi hanno libero accesso al gioco, come puntualizza Maurizio Fiasco dell’Associazione Antiusura.

Lavori in corso in Parlamento

Il 12 luglio il Comitato VI (Riciclaggio e misure patrimoniali di contrasto) della “Commissione di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre criminalità, anche straniere”, ha presentato, per voce del sen. Li Gotti, una relazione concernente gli intrecci tra gioco lecito, illecito e mafie. Partendo dal lavoro svolto nel 2007 dalla c.d. Commissione Grandi, e prendendo in considerazione le istanze di AAMS, Confindustria, Associazione antiusura, Guardia di Finanza, mette in evidenza alcuni elementi interessanti: 1) nelle varie regioni d’Italia, al nord come al sud, le mafie puntano a creare una sorta di monopolio nel settore dei giochi, utilizzando sempre più mezzi legali; 2) il volume del gioco illegale è pari, se non superiore, a quello del gioco legale, e nel 2011 si stima intorno ai 180 mld di euro, forte dell’esponenziale crescita dell’offerta on-line; 3) diventa urgente monitorare efficacemente la rete censendo gli apparecchi, favorendo i controlli incrociati tramite l’utilizzo degli archivi informatici di AAMS, GdF e Polizia di Stato, garantendo l’effettività di prelievi e sanzioni, monitorando la costanza del flusso di dati. In conclusione, recependo due recenti proposte legislative (ddl Li Gotti del 6/12/2010, ddl Lauro del 4/05/2011), il Comitato propone:

1)      la modifica dell’art. 88 TULPS, concernente la disciplina di concessioni e licenze in materia di giochi e scommesse, riconoscendo alle società estere la facoltà di ottenere l’autorizzazione ad operare sul territorio italiano previo rilascio della licenza di Polizia, controlli sulla persona degli amministratori e dei bilanci di esercizio;

1)      l’adozione di misure per la tutela dei minori e il contrasto delle ludopatie, sul divieto di pubblicità ingannevole, sul riciclaggio e sulla trasparenza dei flussi finanziari in materia di scommesse, l’inasprimento delle sanzioni per i contravventori, l’istituzione di un registro delle scommesse.

La speranza è che, oltre a considerare l’effetto fiscale, il Parlamento consideri la questione del gioco d’azzardo a 360°. Restiamo in attesa dei prossimi sviluppi, a livello nazionale e locale.

Quando il gioco non è uno scherzo

Nell’immaginario collettivo, il gioco d’azzardo è una pratica circoscritta agli ambienti dei casinò e delle bische clandestine. La realtà degli ultimi anni ha visto intervenire, tuttavia, alcuni importanti mutamenti. Il gioco d’azzardo è diventato un passatempo “popolare”, e coinvolge utenti sempre più giovani. Esso si alimenta principalmente di lotterie di stato, giochi online e slot machines, che dal 2008 infestano circoli e bar.

Ma cos’è il gioco d’azzardo? “Azzardo” deriva dalla parola araba az-zahr che significa “dado”. Nella definizione del TULPS (art. 110) e secondo il codice penale (art..718-721 c.p.; art. 1933 c.c.), il gioco d’azzardo comprende quella sfera di giochi in cui ricorre il fine di lucro e in cui la vincita o la perdita dipendono totalmente dal caso (tecnicamente detto “alea”). In realtà la miriade di giochi legali a disposizione comprende sia quelli di azzardo sia i cosiddetti skill games su videoterminale – in particolare il poker-, che dipendono dalle abilità del giocatore.

Oggi si può parlare di gioco d’azzardo come vera e propria industria, legale e illegale, fatta di investitori, pubblicità, apparecchi, operatori e utenti. Il marketing aggredisce la nostra vita quotidiana, abbassando la percezione di “rischio” insito nel settore: dal supermercato alla pubblicità online, ai tg, sempre attenti ad aggiornare i cittadini circa i montepremi delle lotterie e l’erogazione delle (rare) supervincite. Siamo invasi sempre più da macchinette che creano nel comune cittadino l’illusione di poter improvvisamente uscire dalla crisi senza troppa fatica.

Il lavoro che non c’è, il legislatore distratto, la lenta recessione: tutto sembra volgere verso un progressivo peggioramento delle condizioni di vita. Unico appiglio resta il “sogno” di trasformare questa sensazione di decadimento in un futuro –privato,  non collettivo- fatto di rendita. Sogno “proibito” inseguito soprattutto dalle fasce di popolazione più colpite dalla crisi e dalla disoccupazione. Secondo una ricerca di Eurispes (“L’Italia in Gioco”, 2010), chi ha un reddito basso gioca sperando in una vita più agiata (il 28% dei giocatori), mentre chi ha un reddito medio-alto lo fa per divertirsi e/o per provare l’ebbrezza del gioco (il 46% dei giocatori). La maggiore propensione al gioco spetta alle fasce deboli e precarie: nel 36,1% dei casi si tratta di operai/commessi; ma anche casalinghe (27,5%), studenti (26,5%), pensionati (19,5%), e solo in minima parte di dirigenti (19%) e imprenditori (16,4%).

L’Italia, tra i maggiori mercati al mondo per volume di giocate (circa 61 mld nel 2010) e relativi introiti erariali (circa 8 mld) nel settore del gioco d’azzardo, è anche una delle economie più colpite dalla crisi, complice la scarsa dinamicità del mercato e la pervasività di attori mafiosi che sempre più l’insidiano, e complice uno Stato che negli ultimi anni ha incentivato indirettamente la popolazione ad investire i propri risparmi nel gioco, anziché cercare soluzioni per aumentare l’occupazione. Solo nei primi quattro mesi del 2011 gli italiani hanno giocato in media 400 euro pro capite (fonte Agicos). Si crea così un fenomeno paradossale: mentre le aziende falliscono o sopravvivono, l’indotto dei Giochi cresce a dismisura, il Fisco incassa e finanzia, con i giochi, restauri e ricostruzioni (come quella in Abruzzo, dove i proventi non sono mai arrivati a destinazione). Una tassazione di dubbia moralità, contraria al principio della redistribuzione, se si tiene conto del fatto che, in termini relativi, essa grava maggiormente sugli strati sociali deboli (non a caso lo studioso Mauro Croce l’ha definita una “tassa sulla povertà”). In una recente inchiesta de L’Espresso (n.21 del 26/05/2011, p. 58), il prof. Razzante solleva dei dubbi circa la riconducibilità di tali somme alla sola economia legale, attribuendo gran parte dei flussi al riciclaggio di denaro illecito. Se dunque la proliferazione dei giochi legali era volta a contrastare il gioco illegale e ad aumentare le entrate fiscali, di fatto fornisce una vasta gamma di strumenti per il riciclaggio, utilizzati dalla criminalità di stampo mafioso e dai professionisti che ricevono tangenti “non dichiarabili”.

L’Europa sembra consapevole delle derive connesse all’aumento esponenziale del gioco d’azzardo legale. Nel marzo 2011 la Commissione Europea, raccogliendo gli stimoli del Parlamento Europeo (risoluzione del 10/03/2009; studio della Commissione IMCO del novembre 2008) e del Consiglio dell’Unione Europea (conclusioni del 10/12/2010), ha pubblicato could i have herpes un Libro verde sul gioco online e sta conducendo consultazioni allo scopo di introdurre una regolamentazione comunitaria che tuteli maggiormente le parti coinvolte, senza vincolare tuttavia i mercati nazionali che transitano dal monopolio alla liberalizzazione.

Da qualche anno si indica nel gioco d’azzardo la fonte di nuove dipendenze, dalle conseguenze non sono solo in campo sanitario, ma anche economico ed affettivo. Il gioco d’azzardo, inoltre, risulta essere sempre più una delle cause principali del ricorso a debiti da usura. Le mafie, consapevoli del divario tra alto profitto e limitato rischio/sanzione, hanno scoperto così la nuova “frontiera” per i propri affari: non solo per pulire denaro di provenienza illecita, non solo per prestare denaro ad usura, ma anche per praticare estorsioni ed ottenere nuova liquidità, mediante la gestione di macchinette truccate intestate a società prestanome (fonte: Relazione 2010 della DNA). Anche in Piemonte si ha notizia dei primi inequivocabili casi di infiltrazioni mafiose nel settore: è recentissimo il sequestro, da parte della Guardia di Finanza, di apparecchi clonati, assemblati e gestiti da famiglie ‘ndranghetiste radicate nell’hinterland torinese (La Stampa, 19/05/2011).